Giro di Lombardia 2024, Pogacar cala il poker come Coppi. “Oggi devo tanto alla squadra”

Ormai non è più una questione di ‘se’, ma di ‘quando’ e ‘come’: in questa stagione da favola arrivata alle ultime battute, lo scatto di Tadej Pogacar è stata una certezza e una costante attesa dai tifosi durante quasi ogni gara, spostando la questione non sull’eventualità ma sul chilometro buono dell’affondo. Al Giro di Lombardia 2024 l’ora x scocca a 48,5 km dal traguardo di Como, tagliato per primo proprio dallo sloveno, che cala così il poker di successi di fila come riuscito finora solo a Fausto Coppi dal 1946 al 1949.
La cronaca della gara
Stavolta però il neo campione del mondo non ha fatto proprio tutto da solo, perché nella prima parte di gara è stato fondamentale il lavoro dell’UAE Team Emirates per gestire una pericolosissima fuga che aveva preso sembianze interessanti sia per il margine guadagnato sia per i corridori in avanscoperta. La formazione emiratina si gioca tutte le proprie cartucce: da Jan Christen a Finn Fisher-Black, passando per Marc Hirschi e Adam Yates. Arriva poi il turno di Pavel Sivakov, che scorta il proprio capitano prima della sparata buona, arrivata sulle pendenze più dure della Colma di Sormano. Come ormai da copione, Pogacar diventa presto un puntino lontano (oggi totalmente bianco) per i rivali, che saggiamente o meno, a seconda dei punti di vista, decidono di non seguirlo per non andare fuorigiri. Non lo fa neanche Remco Evenepoel, il rivale più accreditato alla vigilia, che sale del suo passo accontentandosi del secondo gradino di un podio chiuso da un sorprendente Giulio Ciccone, un sorriso inatteso per l’Italia nel giorno del ritiro di Domenico Pozzovivo e Dario Cataldo.
Le dichiarazioni di Pogacar
Chissà come sarebbe andata l’ultima Classica Monumento della stagione qualora l’UAE Team Emirates non fosse riuscita a chiudere il buco di oltre 4′ sui fuggitivi: per qualche chilometro di tribolazione deve averlo pensato anche Pogacar, che non a caso oggi ha ringraziato più del solito la propria formazione. “Oggi ho vinto con e per la mia squadra, che ha lavorato sodo per permettermi di trionfare. Ogni successo è speciale e lo è anche questo. Tutto dipendeva da noi e infatti ci siamo mossi bene”. A proposito di muoversi, lo sloveno analizza più nel dettaglio il suo attacco. “Avevo pianificato di scattare sulla Colma di Sormano perché sapevo che negli ultimi 40 km ci sarebbe stata una battaglia uomo su uomo. Meglio quindi spingere per guadagnare vantaggio sui rivali e io – continua Pogacar – l’ho fatto anche sui tanti saliscendi successivi alla discesa per togliere fiducia agli inseguitori”. Fiducia che, a ben vedere, chi sta dietro Pogacar probabilmente non ha fin dall’inizio di ogni gara e a prescindere da questi ragionamenti ormai quasi superflui.
