Ciclismo, Colbrelli su Bove: “Ho rivissuto il mio dramma. Ma essere vivi è una fortuna”

La Roche sur Yon (Francia) 08/07/2018 - Tour de France / foto Panoramic/Insidefoto/Image Sport nella foto: Peter Sagan-Sonny Colbrelli ONLY ITALY
Sonny Colbrelli ed Edoardo Bove, nell’ordine un ciclista e un calciatore uniti da un destino: un arresto cardiaco durante la rispettiva attività sportiva che ha messo in pericolo prima la vita e poi la carriera. L’ormai ex corridore bresciano in effetti ha dovuto appendere la bici al chiodo dopo l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo che in Italia non si concilia con la pratica agonistica: un rischio che corre anche il centrocampista della Fiorentina, consolato a distanza proprio da Colbrelli.
Un triste revival
Intercettato dai microfoni di Radio Sportiva, il vincitore della Parigi-Roubaix 2021 ha raccontato le emozioni provate guardando la partita di domenica sera che ha scosso l’intero calcio italiano (e non solo): per lui quasi un revival di quanto provato sulla propria pelle poco dopo la fine della tappa 1 del Giro di Catalogna 2022. “Sono appassionato di sport e stavo guardando Fiorentina-Inter con degli amici. Quando ho visto quanto successo a Bove mi si è gelato il sangue nelle vene: mi sono alzato e sono andato via senza voler guardare più nulla. A distanza di oltre due anni ho rivissuto quanto accaduto a me in quei brutti momenti. Poi ho mandato un messaggo via social a Edo, perché posso capire cosa abbia provato al risveglio e dopo aver visto in video quanto successo. Nonostante tutto, però, mi sento di dire che bisogna essere felici di essere qui a raccontare quanto accaduto”.
I pensieri e le valutazioni
In effetti, sopravvivere a un arresto cardiaco, visto dalla prospettiva giusta, può essere considerata una gran fortuna: prima però, bando alle ipocrisie, bisogna fare i conti con il brusco cambiamento delle proprie prospettive lavorative. “Non è stato semplice affrontare le conseguenze di quello che era successo. Avevo raggiunto un livello importante dopo anni di fatiche, avevo davanti a me un futuro roseo e all’improvviso bisogna interrompere tutto: proprio questo – continua Colbrelli – mi ha fatto capire quanto siamo fragili e quanto tutto possa cambiare da un momento all’altro. Oggi ci sei e domani non ci sei più. Eppure, ho fatto di tutto per tornare: quando sei in ospedale è la prima cosa a cui pensi. Poi però ci sono delle valutazioni da fare. La mia testa saprà gestire questa cosa? Avrò paura di star male ancora? I fattori sono tanti e su tutti, nel mio caso, hanno prevalso i miei due figli. Certo, a distanza di tempo sono ancora ferito da quanto successo, ma abbiamo una sola vita a disposizione”.

Le differenze tra calcio e ciclismo
E dire che lo stesso bresciano, dopo il suo malore, ha ricevuto il supporto di un calciatore che poco tempo prima aveva affrontato la stessa terribile disavventura: Christian Eriksen. “Ero a Girona e dopo un paio di giorni ricevo una telefonata che mi rallegra un po’. Ho seguito i suoi consigli, ma il ciclismo non è il calcio, e viceversa. Sul rettangolo verde, se ti impiantano un defibrillatore e stai male, cadi a terra e c’è un’equipe medica che ti soccorre: nel nostro sport spesso ti alleni da solo o, se sei in gruppo, puoi far male a te o agli altri corridori. Poi gli sforzi sono diversi e più prolungati nel tempo: nel calcio invece c’è il contatto fisico, che pure può crearti problemi in quella zona del petto”. Insomma, meglio smettere dalla prospettiva di Colbrelli, che chiude con un pensiero per il ben più giovane Bove. “Con il tempo prenderà la decisione più giusta”.
