La Juventus ha presentato quest’oggi il suo nuovo allenatore, Maurizio Sarri, all’Allianz Stadium. Il tecnico è stato annunciato ufficialmente nella giornata di domenica e si è legato ai colori bianconeri con un contratto triennale da 7 milioni di euro a stagioni. Dopo una stagione al Chelsea, con il quale ha raccolto un terzo posto in Premier League e vinto il suo primo trofeo importante, una Europa League, l’allenatore torna in Italia.

Juventus, la conferenza stampa di Sarri

La Juventus ha presentato quest’oggi il suo nuovo allenatore, Maurizio Sarri. Questi tutti i temi trattati dal tecnico in conferenza stampa:

Dal Napoli alla Juventus, i motivi: “Io quando sono arrivato a Napoli ho dato tutto, perché sono nato a Napoli e da ragazzino ero tifoso del Napoli. Ho dato tutto dal punto di vista professionale. Poi negli ultimi mesi ho avuto qualche dubbio, tra la parte professionale e quella logica. Poi il Napoli mi ha tolto questo dubbio presentando Ancelotti. Ma il problema era mio perché questo dubbio era serio. A quel punto decido di andare all’estero, anche se ho offerte anche dall’Italia, ma decido di fare una esperienza in Premier. E’ stato bellissimo, ma poi sento l’esigenza di tornare l’Italia e la Juventus mi ha dato questa opportunità, il club più importante d’Italia. Credo di aver rispettato tutti e nell’ultima parte dovevo rispettare anche me stesso. La sensazione quando mi ha contattato la Juventus è stata forte, mai vista una società così determinata nel prendere un allenatore”.

Obiettivi della Juventus e Champions League: “Mi aspetto di alzarmi la mattina e studiare il modo di vincere le partite. La Juventus in Italia ha l’obbligo di mettersi sulle spalle il fardello di essere la favorita e di dover fare bene. Poi se entriamo nel discorso Champions League la Juventus ha l’obbligo di partire con l’obiettivo di vincere, ma si sa che ci sono altre 8-9 squadre con lo stesso obiettivo. Le responsabilità secondo me sono più forti a livello italiano che non europeo, la Champions è un obiettivo con un coefficiente di difficoltà mostruoso”.

Sul modulo: “Dobbiamo sapere quali sono i due-tre giocatori che ci possono fare la differenza e poi metterli in condizione di poter fare la differenza. Negli ultimi anni ho fatto il 4-3-3 e si parla di 4-3-3, ma io ho giocato per anni col trequartista e lo stesso 4-3-3 del Chelsea è stato molto diverso da quello del Napoli. Il modulo è una conseguenza delle caratteristiche dei calciatori”.

Il periodo al Napoli

Le parole rilasciate quando era al Napoli: “Io non dissi che lo querelavo per la Juventus, ma perché era una notizia prima di fondamentale e il discorso non riguardava la Juventus. Io penso che ho vissuto tre anni in cui mi alzavo la mattina e il mio primo pensiero era quello di battere la Juventus, perché eravamo l’alternativa più credibile. Era il mio dovere morale, ho dato il mio 110% e non ci siamo riusciti. Lo rifarei, ma è chiaro che si trattava di un’avversità sportiva e quando finisce finisce. La mia professionalità, adesso, mi porterà a dare tutto per la Juventus. Tutto quello che ho fatto posso averlo fatto anche con mezzi e modi sbagliati, ma credo sia intellettualmente apprezzabile perché se io ho un avversario lo posso odiare, ma alla fine lo devo apprezzare”.

Lo scetticismo della tifoseria: “E’ un atteggiamento che mi ha sempre accompagnato. E’ già stato così ad Empoli, poi a Napoli e al Chelsea, e ora sono alla Juventus. In virtù della mia storia è anche giusto che ci sia un po’ di rancore e scetticismo. Come sempre, per portare i tifosi bisogna vincere e convincere. Non ci sono altre strade”.

Le dichiarazioni sul palazzo: “Io in quel momento rappresentavo un popolo e una squadra che non vinceva da tempo e siamo stati in ballo fino a dieci giorni dalla fine del campionato. Si voleva prendere il potere, si voleva vincere lo Scudetto. Non è finita come volevamo, ma il viaggio è stato stupendo”.

Sulla tuta: “Non lo so, ne parlerò con la società. Sul terreno di gioco mi piacerebbe indossare la tuta, ma sarà argomento di confronto. L’importante è che a quest’età non mi mandino nudo… (ride, ndr)”.

Differenza tra Napoli e Chelsea: “Il Napoli era una squadra di giocatori da squadra, di giocatori completamente a disposizione della squadra e muovevano la palla a una velocità decisamente superiore. Il Chelsea aveva giocatori con qualità tecniche probabilmente superiori, ma con caratteristiche diverse e veniva fuori un calcio meno fluido ma altrettanto pericoloso per le qualità dei singoli, perché c’erano due tre giocatori che andavano fatti esaltare per le loro individualità. Non si può pensare di cambiare le caratteristiche dei giocatori, sarebbe folle. Se la pensassi così dovrei continuare ad allenare i dilettanti, bisogna andare incontro alle caratteristiche dei calciatori”.

I singoli

Giocatori su cui puntare: “I giocatori che ci possono cambiare la squadra sono quelli offensivi, poi abbiamo bisogno di grandi giocatori ovunque. Negli ultimi 30 metri di campo ci sono giocatori in grado di fare la differenza e altri bravi. Ronaldo, Dybala e non solo. I giocatori che fanno la differenza sono quelli che hanno talento e bisogna partire da loro”.

Su Dybala e Ronaldo: “Quando un giocatore ha le qualità di Dybala o Cristiano Ronaldo può giocare ovunque, quello che può cambiare è l’interpretazione del ruolo perché poi ognuno la le sue caratteristiche”.

Su Higuain: “Non ho nominato né Higuain né Mandzukic, ma sono solo andato per esempi e non volevo dimenticare nessuno. Al Pipita voglio molto bene, lo sapete tutti e dipende da lui. Qui c’è una serie di dirigenti che segue i calciatori da anni e quindi è anche il caso che sia io ad ascoltare molto loro per le valutazioni. Forse non per Higuain, che conosco molto bene anche io, ma sugli altri loro li conoscono meglio di me”.

L’eredità di Allegri: “Allegri lascia una eredità pesante, non è semplice nei prossimi cinque anni vincere tutto quello che ha vinto Allegri negli ultimi cinque. Mi piacerebbe continuare a vedere una squadra con una capacità che riesce anche in dieci minuti a tritare una partita dopo mezz’ora di difficoltà. La sua era una squadra anche mentalmente difficile da affrontare”.

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