La Serie A, così come tutti gli altri campionati in giro per il mondo, è ferma a causa dell’emergenza relativa al Coronavirus. Si stanno facendo varie ipotesi per cercare di ripartire ma non c’è nulla di certo. I piccoli miglioramenti avuti negli ultimi due giorni fanno ben sperare, ma dovranno avere un seguito anche nelle prossime settimane. Bocciata, comunque, la possibilità di vedere i play off. Se dovesse riprendere, dunque, il campionato dovrà concludere i dodici turni rimanenti e potrebbe cercare di farlo nell’arco di due mesi.

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Serie A, Gravina e la ripresa del campionato

Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha parlato della possibile ripresa della Serie A. Spunta una nuova data per il ritorno in campo, fatta in un’intervista rilasciata ai microfoni de Il Giornale:

Ipotesi 3, 7, 10 maggio: “Ripeto da sempre: si tratta solo di ipotesi e non di una certezza. Ne aggiungerei un’altra: andrebbe bene anche il 20 maggio, valutando la ricaduta sul calendario internazionale. È la mia, la nostra, speranza: significherebbe avere la possibilità di rialzare la serranda del calcio italiano e offrire al Paese la spinta emotiva per recuperare il senso della vita normale”.

Play off bocciati: “Era una mia proposta, non ha riscosso successo e ne ho preso atto. Chi ha responsabilità, così deve comportarsi in queste ore perché non possiamo permetterci di offrire l’immagine di un settore divorato da polemiche intestine, visioni contrapposte, men che meno da minacce di ricorsi”.

Ripresa allenamenti e stipendi

Gravina ha parlato anche della ripresa degli allenamenti visto che qualche club di Serie A (Lazio e Napoli) avrebbe voluto cominciare prima di altri:

“Ne sento di tutti i colori e ai miei interlocutori ripeto un concetto molto semplice: noi abbiamo una stella polare, è il decreto del Governo che ha fissato al 3 aprile il primo, provvisorio traguardo. Quella data, per ora, fa fede. Il resto è solo chiacchiericcio. La questione è nazionale e se si decide che tutti devono stare a casa, devono farlo tutti. In gioco non c’è soltanto la salute del Paese ma la tenuta come comunità. Il calcio deve osservare scrupolosamente questo principio”.

Sul taglio degli stipendi: “Sul tema bisogna muovere rispondendo a un interrogativo: avete a cuore la tenuta del sistema calcio? Bene, poiché stiamo attraversando un’emergenza storica, una crisi mai vissuta prima se non durante la seconda guerra mondiale, la realtà esige provvedimenti che rispondano ai criteri della solidarietà e della sopravvivenza del calcio. Le resistenze, in materia, non sono consentite”.

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