La polemica sulla possibile ripartenza del campionato di Serie A continua a tener banco in Italia. Nonostante inizialmente fosse stato vietato, a partire da oggi i giocatori potranno tornare ad allenarsi nei centri delle varie società, pur rispettando le norme di distanziamento sociale e con le dovute precauzioni. Uno dei club che, fin dall’inizio, si è schierato a favore del ritorno in campo è la Lazio. Non solo i dirigenti, visto che anche i giocatori in queste settimane hanno espresso il loro parere favorevole. Una decisione in merito alla ripresa del campionato, comunque, molto probabilmente, verrà presa il 18 maggio, quando dovrebbero cominciare gli allenamenti di gruppo.

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Lazio, Tare e la ripresa

Il direttore sportivo della Lazio, Igli Tare, ribadisce la posizione del club biancoceleste sulla possibile ripresa del campionato. Il dirigente, infatti, si è così espresso ai microfoni di Sky Sport anche sul possibile decreto che sancirebbe lo stop definitivo della Serie A:

Ho sentito che in settimana può uscire un’ordinanza per bloccare il campionato, ma questo non è nelle loro competenze. Fifa e Uefa si sono espresse chiaramente e hanno detto che i campionati si devono finire. Possiamo anche riprendere a giugno e finire tra agosto e settembre, sfruttando che il Mondiale 2022 sarà in inverno. Finire il campionato in corso servirà anche come esperienza per ripartire con quello successivo. Sicuramente prima della ripresa dovremo fare i test sierologici. Prima era uscita un’ordinanza per riprendere l’attività il 6, ora si potrà fare già da domani. Si è trasmessa male l’idea che la Lazio stia premendo per lo scudetto. Abbiamo tutto guadagnato sul campo, il percorso è ancora lungo e teoricamente non possiamo garantire la presenza in Europa League. Per noi si deve dare un segnale forte al sistema calcistico italiano”.

Il comportamento della Lazio

Tare ha voluto sottolineare quello che è stato il comportamento della Lazio dal momento in cui è esplosa la Pandemia:

“Siamo la prima società in assoluto che si è fermata a seguito della pandemia. Siamo stati tra i primi a rispettare tutte le ordinanze del governo, nessuno ha lasciato Roma, abbiamo rispettato tutto. Mi risulta che altre squadre hanno giocatori fuori dal paese, ma non spetta a me giudicare. A livello di comunicazione siamo stati un po’ aggressivi, ma perché abbiamo visto i danni che subirà il calcio, che è la terza industria del paese. Parlare di scudetto, con ancora 12 giornate e 36 punti a disposizione, mi sembra una cosa grossa. Me lo auguro, ma non penso che alla ripartenza saremo gli stessi. I giocatori dobbiamo tenerli fermi, sono tre settimane che io e Inzaghi dobbiamo rispondere alle loro domande su quando si inizia. Ieri, quando è uscita l’ordinanza, è stato un festeggiamento di tutti, perché si può incominciare”.

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