Conte svela: ‘C’è una cosa che l’Inter vuole cambiare’

    Conte ha parlato del suo approdo all'Inter, delle conseguenti aspettative e della sua esperienza sulla panchina del Chelsea

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    L’Inter ha annunciato due settimane fa l’arrivo di Antonio Conte. L’ex tecnico del Chelsea ha firmato un contratto triennale, fino a giugno 2022, a oltre 9 milioni di euro a stagione più bonus. Cifre importanti, che testimoniano la volontà di Suning di riportare il club ai vertici del calcio italiano ed europeo. L’allenatore pugliese ha cominciato a pianificare la prossima stagione con la società nerazzurra, discutendo dei programmi, dal ritiro al mercato. Uno dei bocciati dovrebbe essere Mauro Icardi, per cui si parla sempre di un futuro alla Juventus. Con i bianconeri, infatti, potrebbe andare in porto lo scambio che porterebbe a Milano Paulo Dybala.

    Inter, Conte e i retroscena del suo approdo

    In una lunga intervista rilasciata a GQ, Antonio Conte ha svelato i retroscena del suo approdo all’Inter e non solo. Questi tutti i temi trattati dall’ex tecnico del Chelsea:

    Le aspettative: “Quando intraprendo una nuova avventura la società si aspetta molto da me. I giocatori sono fiduciosi di migliorare, i tifosi si aspettano grandi soddisfazioni. Questo significa che devo valutare con estrema attenzione le mie scelte. Ne sono consapevole, e quindi quindi ho già risposto alla sua domanda. Posso accettare all’inizio di avere poche possibilità di vincere, al limite anche l’1%, ma almeno quello deve esserci”.

    Marotta importante per accettare: “Ha aiutato, è stata una conferma dell’impressione che avevo da lontano. Marotta è un dirigente che ha vinto tanto. Se tu lo cerchi un minuto dopo che la Juve l’ha liberato vuol dire che hai intenzioni serissime, che non lasci nulla di intentato per salire in cima. Parliamoci chiaro: a parte rare eccezioni, sono otto stagioni che in serie A non si lotta per il primo posto. L’Inter vuole cambiare questo stato di cose, il modo in cui si sta muovendo dimostra la volontà di competere. Non mi ha convinto solo Marotta. Quando ho parlato col presidente Zhang, mi ha colpito la sua determinazione. Lo stesso Ausilio ha idee molto chiare. L’Inter è un club ambizioso, in cui tutti remano nella stessa direzione”.

    Rifiuto al Real Madrid: “A volte rispondere no è dura, perché l’offerta può essere allettante sotto ogni punto di vista. Mi sono sono imposto una valutazione molto fredda, ho capito di non sentire quella situazione in quel momento”.

    L’esperienza in Premier League

    Antonio Conte

    Conte ha parlato inevitabilmente anche della sua esperienza in Premier League:

    “Dell’esperienza in Premier posso dire che mi ha completato. Mi sento un tecnico molto migliore di quanto fossi alla partenza, perché ho imparato ad adattarmi. Quando vai in un mondo nuovo devi capire in fretta cosa puoi cambiare e cosa no, nel senso che qualcosa devi fare perché altrimenti non vinci, ma se fai troppo, o troppo in fretta, lo spogliatoio non ti segue. Parlo di alimentazione, su cui sono intervenuto nei limiti del possibile, e di vita sociale fuori dal centro sportivo, sulla quale non ho potuto incidere perché non esiste. In Italia si organizzano cene dell’intera rosa, con le mogli al seguito, per cementare un gruppo. In Premier no, finito l’allenamento ognuno va per gli affari suoi. E quindi devi trovare altri pretesti per sviluppare lo spirito di squadra.

    Orgoglio italiano: “Venendo a me stesso, ho interpretato con orgoglio la parte dell’italiano. Pur essendo un tipo da jeans e maglietta andavo in panchina in abito e cravatta, rigorosamente italiani, per confermare la nostra fama di eleganza.

    Giornalisti diversi: “Di diverso ci sono anche le domande dei giornalisti a fine gara: in Italia chiedono perché hai cambiato modulo, in Inghilterra la tattica non interessa. La domanda è sempre la stessa: hai messo tizio in panchina, come fai a mantenergli alto il morale? Io 11 ne posso schierare. Una volta ho risposto che dopo la partita porto le riserve al cinema e offrono loro pure i popcorn”.

    Gli esempi

    Conte ha parlato anche di due giocatori come esempi da seguire:

    “Gliene faccio due, modelli diversi ma ugualmente vincenti nell’anima. Il primo è Andrea Pirlo, un fuoriclasse capace di metterti la palla sul piede con un lancio di 70 metri, ma anche un mostro di determinazione degli allenamenti. Lo prendiamo alla Juve, perché il Milan non gli aveva rinnovato il contratto, fu la locomotiva del mio ciclo: potevo chiedere a tutti qualsiasi fatica, se hai Pirlo a tirare il gruppo nessuno si permette di fiatare. Il secondo esempio è N’Golo Kante, perché la sua disponibilità arricchisce una squadra in modo incredibile. Macina chilometri per 90 minuti, corre ad aiutare ogni compagni in difficoltà, e lo fa sempre col sorriso sulle labbra. E con gente del genere che si vince”.

    L’accoglienza dei tifosi dell’Inter: “Perché ho passato molti anni alla Juve, vuol dire? Non mi attendo problemi, da nessuna parte. Quando decidi di allenare azzeri ciò che hai fatto da giocatore, perché un calciatore può pensare di sviluppare la sua carriera in 1-2 club, un tecnico no, è consapevole che se tutto andrà bene lavorerà per diverse società. La motivazione del professionista è quella di trovare sempre nuove sfide, e dopo aver riportato al successo la Juve, aver sfiorato la semifinale europea con l’Italia e aver rilanciato il Chelsea vincendo la Premier e l’FA Cup in due anni, non vedo l’ora di riportare l’Inter dove le compete. Si aspettano molto da me, gli interisti. E fanno bene”.

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