Nick Kyrgios positivo alla cocaina: rischia una lunga squalifica
Nick Kyrgios è risultato positivo alla cocaina a seguito di un controllo antidoping in occasione del Mallorca Open il 22 giugno scorso

Grandstand Stadium - Tennis
Il tennis mondiale piomba nel caos e al centro della tempesta c’è, ancora una volta, il profilo più divisivo, geniale e sregolato del circuito. Nick Kyrgios è risultato positivo alla cocaina a seguito di un controllo antidoping in occasione del Mallorca Open, il 22 giugno. La notizia, confermata ufficialmente dagli organi di vigilanza dell’ITIA (International Tennis Integrity Agency), ha inviato un’onda d’urto immediata attraverso l’intero movimento sportivo, riaccendendo i riflettori sulla turbolenta carriera del talento australiano.
Il test e le possibili sanzioni: cosa rischia l’australiano
La sostanza rilevata rientra nella categoria dei metaboliti della sostanza d’abuso non prestazionale (Substances of Abuse). Secondo il regolamento del WADA (Agenzia Mondiale Antidoping) e il programma antidoping del tennis (TADP), l’uso di droghe ricreative al di fuori delle competizioni comporta scenari sanzionatori ben precisi:
- Squalifica ridotta (1-3 mesi): Se l’atleta dimostra che l’assunzione è avvenuta fuori gara e senza alcuna intenzione di migliorare le prestazioni sportive, la squalifica base è di tre mesi, riducibile a un solo mese qualora il giocatore accetti di seguire un percorso riabilitativo certificato contro l’uso di sostanze.
- Squalifica estesa (fino a 2-4 anni): Qualora non venga dimostrata la temporalità extra-competitiva dell’assunzione o si riscontrino gli estremi del dolo prestazionale, le sanzioni possono diventare drastiche e compromettere definitivamente il prosieguo della carriera professionale.
L’ITIA ha confermato la sospensione cautelare immediata in attesa del completamento dell’iter procedurale, dell’analisi del campione B e delle controdeduzioni legali da parte dell’entourage dell’atleta.
Le parole di scuse di Nick Kyrgios
In seguito alla diffusione della notizia relativa al test positivo alla cocaina effettuato durante il torneo di Maiorca, Nick Kyrgios ha affidato le sue scuse e spiegazioni a un lungo messaggio pubblicato sul proprio profilo Instagram:
“Volevo che lo sapeste direttamente da me. Recentemente sono risultato positivo alla cocaina in un controllo antidoping a Maiorca. Ho commesso un enorme errore e mi prendo la piena responsabilità delle mie azioni.
Chiedo scusa ai miei fan, alla mia famiglia, ai miei sponsor e a tutti coloro che mi sono vicini. Soprattutto, chiedo scusa ai ragazzi che mi seguono: so quale esempio questo rappresenti e sono profondamente deluso da me stesso.
Non cercherò scuse, ma voglio fornire un contesto su ciò che sto attraversando. Gli ultimi due anni segnati dagli infortuni hanno preteso un conto pesantissimo su di me, sia fisicamente che mentalmente. Il mio corpo non è più stato in grado di fare ciò che la mia mente pretendeva, e venire a patti con l’idea di essere vicino alla fine della mia carriera è stato più difficile di quanto potessi mai immaginare.
Ho sempre detto che non sono stato io a scegliere il tennis, è il tennis che ha scelto me. Ma lasciare andare qualcosa che è stato tutta la mia vita è una delle cose più dure che abbia mai dovuto affrontare. A volte mi sono sentito impotente e solo. Niente di tutto questo giustifica ciò che ho fatto.
La nota positiva è che questa vicenda ha rappresentato il campanello d’allarme di cui avevo bisogno. Per i prossimi 28 giorni mi allontanerò dai social media e dalla vita pubblica per concentrarmi nel rimettermi in sesto. Chiedo che venga rispettata la mia privacy e, soprattutto, quella della mia famiglia.
Mi dispiace. Farò il lavoro necessario e tornerò migliore.“
L’australiano ha dunque ammesso la volontarietà dell’errore addebitando il gesto al periodo di profonda crisi personale dovuta ai continui problemi fisici, annunciando un temporaneo ritiro dalla vita pubblica.
Il profilo di un talento ribelle: dall’apice al baratro
Per Kyrgios, finalista a Wimbledon nel 2022 e capace in carriera di battere tutti i “Big Three” del tennis moderno, questo episodio rappresenta forse il punto più basso di un percorso costantemente sulle montagne russe. Flagellato negli ultimi due anni da continui infortuni al polso e alle ginocchia che lo avevano già allontanato dai campi per lunghi periodi, l’australiano si stava preparando per l’ennesimo rientro nel circuito.
Non è la prima volta che il trentunenne di Canberra finisce al centro delle cronache extramatcchimetriche, tra intemperanze in campo, multe record e dichiarazioni senza peli sulla lingua sulla salute mentale e sulla pressione insostenibile del circuito professionistico. Tuttavia, la violazione delle norme antidoping rappresenta un punto di non ritorno formale con le istituzioni della racchetta.
