Primo giorno nel mondo Roma per il tecnico portoghese, José Mourinho. Lo Special One ha deciso di tornare in Italia a 11 anni dall’ultima volta, quando vinse tutto sulla panchina dell’Inter con il leggendario Triplete. Il tecnico portoghese viene da due avventura non all’altezza delle aspettative sulle panchine di Manchester United e Tottenham e adesso vuole tornare ad alti livelli con i giallorossi.

La prima intervista di Mourinho come tecnico della Roma

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José Mourinho ha rilasciato la sua prima intervista da allenatore della Roma ai microfoni della tv ufficiale del club:

Sono entusiasta dal primo giorno, sono sincero. Quando ho incontrato la proprietà con Tiago Pinto ho avuto delle sensazioni molto positive e significa molto per me. Il mio entusiasmo, ovviamente, si basa sulle conversazioni che abbiamo avuto, sulle idee che ci siamo scambiati, ma anche su qualcosa a cui io do molto valore: le sensazioni umane, l’empatia. Sin dal primo giorno, ho avuto voglia che arrivasse il vero primo giorno, cioè quello in cui sarei venuto a Roma”.

Il progetto della Roma

“Sono state le sensazioni umane, ma anche le idee, le informazioni, le domande e le risposte di entrambi. Dopo il primo colloquio ho avuto la sensazione che questo non è il progetto dei Friedkin, non è il progetto di José Mourinho, non è il progetto di Tiago Pinto, questo è il progetto dell’AS Roma: è quello che ho pensato perché, ovviamente è la realtà dei fatti”.

“Abbiamo terminato la scorsa stagione con 29 punti dalla prima e a 16 dalla quarta, ma un club non si giudica dall’ultima stagione, bensì più in ampio e io so bene cosa sia l’AS Roma: conosco la tifoseria, la passione. Quello della Roma è un progetto con il quale la proprietà intende lasciare un’eredità per gli anni a venire, intende fare qualcosa di importante per il club lavorando in modo sostenibile e creare le basi per il successo: spero che il successo arrivi mentre io sarò qui perché ho firmato un triennale e magari sarà solo il primo contratto e ne firmerò un secondo”.

In cosa è migliorato

Il tecnico della Roma ha spiegato anche in cosa è migliorato:

“Sono migliorato molto. Dico sul serio, sono un allenatore migliore. Perché penso che questo stia un lavoro in cui l’esperienza conti molto. Con l’esperienza… sembra di vivere poi dei déja vu, perché si vivono moltissime esperienze. Dopo l’Italia sono andato al Real Madrid, che è stata un’esperienza incredibile, e ho realizzato il mio sogno di vincere in Italia, in Inghilterra e in Spagna. Poi sono tornato in Inghilterra, perché lì c’è la mia famiglia, ed è lì che volevo tornare. Ho addirittura vissuto l’esperienza estrema di portare una squadra in finale e poi di non giocare quella finale. Qualcosa che pensavo non sarebbe mai successo nella mia carriera. E invece è successo”.

“Quindi, dopo aver vissuto così tante esperienze e aver imparato dai momenti positive e da quelli negativi, sono molto più preparato rispetto al passato. È un lavoro in cui puoi solo migliorare, fino a quando non perdi gli stimoli. Perché credo sia l’unico motivo per il quale un allenatore di calcio possa decidere di smettere o di smettere di imparare. Non è il mio caso, tutt’altro. Continuo a imparare cose nuove ogni giorno. Quindi, penso di essere migliorato. Ovviamente un conto è arrivare in un Paese per la prima volta, dove devi partire da zero e imparare moltissime cose. Ma non è il mio caso”.

La cultura del tifo a Roma: “Conosco l’Italia come Paese, conosco la cultura calcistica italiana, so qualche cosa anche della Roma, perché quando allenavo in Italia, la Roma era la mia principale antagonista. Era la squadra che lottava con noi per aggiudicarsi i trofei. Quindi, penso di essere in una posizione migliore ora rispetto a quando sono arrivato in Italia per la prima volta nel 2008”.

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