Roma, De Rossi: ‘Dispiace esserci parlati poco. Non ho rancore’

    La società giallorossa quest'oggi ha ufficializzato l'addio del suo capitano. che poco fa ha tenuto una conferenza stampa

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    Giornata storica per la Roma, che quest’oggi ha ufficializzato l’addio di Daniele De Rossi. Il capitano giallorosso, infatti, ha il contratto in scadenza a giugno e non rinnoverà. Il giocatore ha avuto qualche problema fisico di troppo durante quest’annata che ne hanno condizionato il rendimento. Diciassette le presenze in campionato, con una rete messa a segno. Si parla già di quale potrebbe essere la sua destinazione futura visto che il classe 1983 ha già fatto sapere che non si ritirerà. Difficile pensare ad un futuro ancora in Serie A, probabile che De Rossi possa andare a chiudere la carriera in America, nella MLS.

    Roma, la conferenza stampa di De Rossi

    Il capitano della Roma, Daniele De Rossi, ha tenuto una conferenza stampa d’addio quest’oggi, spiegando il motivo che ha portato a questa decisione. Queste le sue parole:

    Cosa cambierebbe della sua carriera: “Farei scelte diverse riguardo alcuni episodi di campo, ma per quello che riguarda la decisione di rimanere per sempre federe a questa squadra non cambierei una virgola. Se avessi la bacchetta magica metterei qualche coppa nella mia bacheca, ma non si può”.

    Sull’addio: “Mi è stato comunicato ieri ma io ho quasi 36 anni e non sono scemo, avevo capito. Se nessuno ti chiama per dieci mesi, la direzione è quella. Ho sempre parlato poco, perché non mi piace e perché non volevo creare rumore che potesse distrarre la squadra”.

    Il futuro: “Riguardo il futuro, ringrazio l’ad per l’offerta e per come mi ha trattato in questi mesi, ma anche Massara. La sensazione che ci fosse affetto e stima era forte con loro due, la sensazione che si poteva andare avanti come calciatore idem, ma la società ha scelto così e devo rispettarlo. Ho sentito qualcosa sul mio futuro, ma non ho voluto cercare niente. Fino al pareggio di Genova ero convinto che la Champions fosse alla nostra portata, ora è molto difficile. Io mi sento un calciatore e anche coi problemi fisici ho tanta voglia di giocare a pallone, mi farei un torto a smettere”.

    Consiglio ai tifosi: “Di consigli ai tifosi ne posso dare pochi. Ho imparato da loro ad amare la Roma. Quello che posso chiedere è di stare vicino ai giocatori, perché questo è un gruppo di persone per bene che meritano il sostegno”.

    Il loro affetto: “È un dato di fatto, lo hanno dimostrato nel corso degli anni. Hanno dimostrato di tenere veramente a me, anche io non li ho mai cambiati per qualche ipotetica coppa. Ho avuto in passato l’opportunità di andare in squadra che potessero vincere più della Roma, ci siamo scelti a vicenda e oggi sarebbe un dramma se o io o loro dicessimo che avremmo voluto andare via oppure se avessimo avuto Iniesta avremmo vinto. È un grande amore che continuerà nei prossimi anni, da ex calciatore con il panino e la birra magari tiferò i miei amici nel settore ospiti”.

    Ruolo dopo il ritiro: “Penso che potrebbe piacermi fare l’allenatore, il dirigente non mi attira molto ma qui a Roma potrebbe. Non voglio far polemica, per ora credo si possa incidere poco, in un mondo che noi conosciamo bene. Faccio fare il lavoro sporco a Francesco e se un giorno cambierò totalmente idea lo raggiungerò”.

    Eredità a Florenzi: “Il romanismo è qualcosa che ha contato molto per noi, è qualcosa di importante, ed è in mani saldi. Lorenzo ed Alessandro possono continuare con questa linea, non gli va chiesto di scimmiottare De Rossi o Totti. Ci tengo a dire che c’è un Bryan Cristante che non è romanista, è del Nord, ma io ne vorrei altri cento come lui”.

    I rimpianti di De Rossi

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    Sui tanti addii di questi ultimi anni: “Mi riallaccio a quello che dicevo prima sui rimpianti: forse uno piccolo è che la squadra diventasse sempre più forte, vicina a chi vinceva, per poi fare un passo indietro. Ma questa è la legge del mercato, non so come funzionano queste cose perché non entro nei numeri. Qui a Roma tanti giocatori sono andati via e dopo due mesi mi hanno chiamato perché volevano tornare. E’ un posto in cui si sta bene, una piazza calda per fare calcio e per i calciatori conta tanto. La squadra è forte e abbiamo tanti giocatori giovani, si dovrà sbagliare il meno possibile e negli ultimi anni è stato, ma non è oggi il momento di parlarne”.

    Rimpianti e partita da cambiare: “Forse la più fresca è Liverpool-Roma. I rimpianti ce li hanno tutti, anche Messi che non ha mai vinto il Mondiale. Questo è un modo pieno di gente ambiziosa, io devo solo ringraziare per la carriera che ho fatto, simile a quella di mio padre, è il mio idolo e sono orgoglioso di lui. Sono un ragazzo fortunato, con compagni e avversari stupendi. L’astio che ho sentito a Napoli, a Bergamo o a Reggio Calabria mi faceva sentire vivo, sono felice di aver avuto dei ‘nemici’ che si identificavano in me”.

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