Roma, botta e risposta tra Monchi e Pallotta: “Mi sono fidato di lui, risultati negativi”

    James Pallotta, presidente della Roma, è intervenuto sul sito ufficiale del club giallorosso per rispondere alle dichiarazioni di Monchi

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    L’addio di Monchi alla Roma si è consumato già da qualche settimana, ma le polemiche non si placano. A scatenarle nuovamente è stato lo stesso direttore sportivo spagnolo, nella giornata della sua presentazione al Siviglia. L’addio anticipato ai giallorossi è arrivato per le visioni contrastanti con la società.

    La stoccata di Monchi

    Ecco le parole del dirigente ex Roma: “Sono andato via dalla Roma per una ragione semplice: abbiamo capito che l’idea della proprietà era diversa rispetto alla mia. Il presidente pensava che fosse andare meglio a destra, io invece a sinistra. Continuare così non era giusto. Ma posso solo parlare bene di Pallotta e di tutti quelli che hanno avuto un motivo per portarmi a Roma. Mai sentirete una mia parola contro la società e contro la Roma. Abbiamo capito che le strade erano diverse e abbiamo deciso di fermarci.

    Il progetto Roma mi ha aiutato molto a crescere, anche perché è una piazza difficile – ha ammsso il diesse -. Quando ero in Italia lavoravo 24 ore al giorno per il mio club, ma sempre pensando e tifando il Siviglia. I due anni passati a Roma non li cambio. Tornerei a firmare anche sapendo quello che avrei passato. Era la prima volta che cambiavo club, avrei avuto bisogno di conoscere meglio la piazza”. 

    La risposta di Pallotta

    James Pallotta, patron della Roma, ha voluto rispondere tramite il sito ufficiale del club alle dichiarazioni di Monchi, provenienti da Siviglia: “Sono rimasto un po’ sorpreso nel leggere le dichiarazioni di Monchi in conferenza stampa, dove ha dichiarato che volevamo intraprendere strade diverse”, le parole del Presidente giallorosso.

    “Mi fa piacere sapere che Monchi non avrebbe mai voluto fallire a Roma, ma voglio fare chiarezza su alcune cose. Fin dal primo momento, sono stato molto chiaro sulla direzione che dovevamo intraprendere ed è questo il motivo per cui abbiamo speso tanti soldi per portare Monchi da noi”.

    “Ho da subito detto che avrei voluto allenatori di primo livello, preparatori di primo livello, staff medico di primo livello, addetti allo scouting di primo livello, assieme a un’organizzazione calcistica di primo livello.

    “Le chiavi a Monchi”

    “Ho consegnato a Monchi le chiavi per dar vita a tutto questo. Gli ho dato il pieno controllo per ingaggiare l’allenatore che voleva, per assumere i collaboratori tecnici e i preparatori, per gestire lo scouting e per acquistare i giocatori che preferiva. Guardando i risultati e le nostre prestazioni, è chiaro che questo non abbia funzionato”.

    “A novembre, quando la nostra stagione stava andando di male in peggio e tutti notavano come l’allenatore stesse faticando a ottenere una reazione dai calciatori, chiesi a Monchi un piano B da attuare nel caso in cui le cose fossero ulteriormente peggiorate. Pur essendo lui l’unico responsabile della parte sportiva alla Roma, non aveva un piano B. Questo accadeva a novembre: mi spiegò che il suo piano B era continuare con la stessa strategia, quella del piano A”.

    “Quindi, quando leggo o ascolto certe interviste radiofoniche, in cui sostiene che la proprietà stesse intraprendendo una direzione diversa dalla sua e che questo è il motivo per cui se n’è andato, mi chiedo: cosa avrebbe voluto fare Monchi di differente? Mi ha chiesto di fidarsi di lui e di lasciarlo fare a modo suo. Gli abbiamo dato il pieno controllo e ora siamo alle prese con più infortuni di quanti ne avessimo mai avuti e rischiamo di non riuscire a finire tra le prime tre per la prima volta dal 2014”.

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