Mario Balotelli ha sempre fatto discutere di sé. Nel grande calcio è arrivato da giovanissimo con la maglia dell’Inter, vincendo anche il famoso triplete nel 2010. Il passaggio al Manchester City e, pian piano, al Liverpool, al Milan e in Francia ha rappresentato un andamento in calando, condizionato anche da un carattere non sempre semplicissimo. L’attaccante la scorsa estate ha accettato la scommessa di tornare nella sua Brescia, ma l’avventura, almeno fino alla sosta forzata, non è stata delle migliori. Le Rondinelle sono ultime in classifica con 16 punti, a nove lunghezze dal quartultimo posto, che varrebbe la salvezza.

Balotelli e il rapporto con l’Inter

Il centravanti del Brescia, Mario Balotelli, durante una diretta su Instagram, ha parlato del suo rapporto con l’Inter. Queste le sue parole:

Mancato trasferimento al Barcellona: “Se sono pentito di non essere andato al Barcellona? No, ho vinto quasi tutto con l’Inter, poi li abbiamo battuti in semifinale (nel 2010 ndr). Stiamo parlando di due top club, l’aver scelto i nerazzurri è stato giusto”.

Rapporto con i nerazzurri: “Io impazzisco per l’Inter, ce l’ho nel cuore: come uomo e giocatore, è il club che mi ha fatto crescere maggiormente. Poi è normale che la storia con loro e il Milan è andata diversamente”.

Sul fatto che Materazzi lo picchiava: “Lui parla, ma non è vero che mi picchiava, al massimo mi tirava le orecchie. Qualche calcio in campo da lui l’ho preso, ma come tutti gli altri”.

Rapporto con Ibrahimovic: “Normale, ci vogliamo bene. E’ sempre stato duro con me, però in campo mi facilitava le cose. Pretendeva tanto, ma abbiamo sempre avuto un bel rapporto”.

Pace con Totti: “Io non le mando a dire… In quel momento ho capito che non ero io il problema, lui ha fatto un brutto fallo e si è preso il rosso. Cosa dovevo dirgli? Non si è scusato negli anni, ma so che non ce l’aveva con me”.

Gli allenatori più importanti e aneddoto su Mourinho

Balotelli ha parlato anche del rapporto con gli allenatori, svelando un aneddoto su Mourinho ai tempi dell’Inter:

“Non ce n’è una sola, non faccio un podio. Dico Mancini, Galliani e Mourinho, da quest’ultimo ho capito tante cose. Avevamo un rapporto particolare, dove abbiamo sbagliato entrambi, ma ci volevamo bene. Andavamo d’accordissimo, c’è sempre stato rispetto. C’è un flash legato a lui che risale al post-finale di Madrid: io ero sdraiato sul pullman e sentivo tutti piangere (per il suo addio ndr), mi ha fatto specie vedere quella immagine”.

Su Mancini: “Mi ricordo che mi fece giocare titolare contro l’Atalanta, mi aveva messo ala del 4-4-2. Sul momento ero felice di giocare, ma volevo ma volevo mi schierasse attaccante e dentro impazzivo. Normale dovessi adeguarmi con gli attaccanti che aveva l’Inter, meno male feci una bella partita”.

Ricordo più bello della carriera: “La semifinale contro la Germania, non per i gol ma per l’emozione che ho provato con mia madre. Quello più brutto è la finale dell’Europeo con la Spagna, mi ha segnato psicologicamente. Ero convinto di vincere, ma eravamo stanchi e la Spagna era forte”.

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