Maurizio Sarri ha ricevuto il via libera dallo staff sanitario e sarà in panchina per la sfida contro la Fiorentina dello stadio Franchi. Per lui si tratterà della prima volta da allenatore della Juventus in partite ufficiali, avendo saltato i match contro Parma e Napoli per curare la polmonite contratta ad agosto. E così il tecnico juventino ha fatto il proprio ‘esordio’ anche nella conferenza stampa pre match, toccando molti temi.

Sarri in conferenza stampa

Partendo ovviamente dalla sensazione di tornare a calcare in campo da protagonista e in prima persona: “Per un allenatore andare in panchina e partecipare agli allenamenti è la vita. E’ tutto. Chiaro che non è semplice rimanere fuori, ringrazio il nostro staff medico che mi ha coccolato 20 giorni e mi ha fatto capire che in quel momento era meglilo fare un passo indietro per non farne uno più lungo dopo. E’ stato pesante, ma l’ho dovuto accettare nella consapevolezza che lo staff stava andando avanti alla grande in campo e in partita.

Sulle possibili scelte di formazione: “In questo momento penso al campionato, poi penseremo alla coppa e tutto il resto. Siamo in una fase in cui la squadra deve trovare un’identità forte e siamo nella fase in cui è più difficile fare delle rotazioni che poi nel giro di dieci giorni diventeranno probabilmente indispensabili. In questa fase però ho privilegiato questo aspetto di dare un’identità e un assetto che non sarà quello definitivo, ma in questo momento ci dava qualcosa in più. Noi dal punto di vista del campo dobbiamo combattere con la difficoltà di avere tanti giocatori che negli ultimi mesi hanno giocato poco. Parlo degli infortuni di Khedira e Ramsey, all’inattività di Rabiot. Un qualcosa che mette questi giocatori in difficoltà nei confronti dei giocatori che hanno avuto più continutità”.

La ‘rabbia’ di Emre Can e il ‘vecchio’ Higuain

Higuain, attaccante Juventus

Una battuta non poteva mancare poi su Emre Can e le parole del tedesco dopo l’esclusione dalla lista Champions. “Quanto mi ha colpito la sua reazione? Io devo tener conto anche dell’aspetto emozionale, lasciare al giocatore la possibilità di buttare fuori, lasciarlo decantare e poi affrontarlo quando la situazione è più serena. Penso di avere l’età giusta per capire certi tipi di reazione”.

E sulla scelta di tornare a puntare su Higuain in attacco: “Higuain uomo di fiducia sembra giochi per i rapporti con me. Higuain alla fine al Chelsea non giocava mai, giocava Giroud. In allenamento Higuain ha fatto bene, mi ha fatto rivedere il giocatore di due o tre anni fa, non c’era niente di personale nella scelta. Mandzukic evidentemente mi ha fatto vedere qualcosa in meno e da qui la scelta. E’ frutto tutto di scelte logiche dettate dall’allenamento, poi a volte io posso vedere bene o male, posso sbagliare. Io prendo 100 decisioni al giorno, se ne sbaglio 3 o 4 posso andare a letto contento. La percentuale elevata di scelte giuste è la cosa più importante, poi sbagliare scelte fa parte del lavoro”.

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