Il calcio italiano e l’Atalanta sono in lutto. Alletà di 83 anni è infatti scomparso Mino Favini, storico responsabile del settore giovanile dei bergamaschi (più di 20 anni), dopo esserne stato anche giocatore a sua volta. Nato il 2 febbraio 1936, moltissime le sue “scoperte” calcistiche nel florido vivaio nerazzurro. Tantissimi sono i talenti da lui scoperti, prima a Como e poi a Zingonia: ricordiamo Borgonovo, Zambrotta, Morfeo, Pazzini, Bonaventura, Caldara, Conti solo per citarne alcuni. Senza dimenticare Tacchinardi, Montolivo, Gabbiadini, Zaza, Pellizzoli, i gemelli Zenoni, Donati, Consigli e Bellini.

Il ‘saluto’ dell’Atalanta

“Atalanta in lutto. È scomparso Mino Favini.

Dell’Atalanta Favini ha indossato i colori nerazzurri prima da giocatore (1960-1962) e poi da Responsabile del Settore Giovanile nel quale arriva, all’inizio degli anni Novanta, dopo aver accettato la proposta del Presidente Antonio Percassi. Sotto la guida del “Mago di Meda”, così era soprannominato Favini, il vivaio nerazzurro cresce ulteriormente tanto da diventare uno dei più importanti a livello europeo.

Innumerevoli i giocatori cresciuti e lanciati sul palcoscenico della Serie A sotto la sua gestione. Un incredibile talent scout, ma prima di tutto un uomo, un grande uomo. Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia Atalanta partecipano commossi al dolore dei familiari per la scomparsa di Mino Favini. Ciao grande Mino…”

Il ricordo di Prandelli

Tra i tanti che lo ricordano benissimo, c’è sicuramente Cesare Prandelli, attualmente al Genoa. La sua carriera da allenatore è partita però dal settore giovanile dell’Atalanta, passando tanti anni in compagnia di Favini. Le sue parole a calciomercato.com.

“Il mio pensiero oggi va principalmente ai due figli, va a loro che hanno perso un padre e un maestro. Personalmente perdo un padre, una persona di grande sensibilità, capacità di relazionarsi con le persone. Perdo un amico e un riferimento come persona. Personalmente mi porto nel cuore tanti anni di successi, di battaglie, di soddisfazioni e soprattutto di insegnamenti.​ Il calcio perde soprattutto a livello professionale il più grande responsabile di un settore giovanile come quello dell’Atalanta”.

Un Prandelli che lo avrebbe voluto con sé anche in Nazionale. “Ma il presidente Percassi all’epoca non volle e io ho rispettato questa scelta. Mino era un uomo dell’Atalanta ed era legato alla famiglia Percassi perciò abbiamo rispettato quella decisione e non siamo mai andati oltre la prima proposta. È un peccato perché sarebbe stato probabilmente un messaggio chiaro per tutto il calcio italiano sulla strada da intraprendere”.

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