La Sampdoria dice addio ad uno dei suoi perni principali degli ultimi anni. Edgar Barreto, infatti, ha deciso di rescindere il proprio contratto e, dunque, non farà parte della rosa a disposizione di Claudio Ranieri da qui alla fine della stagione. Decisiva l’emergenza relativa al Coronavirus, che l’11 marzo aveva portato alla sospensione definitiva del campionato di Serie A. Un addio doloroso per il centrocampista paraguaiano, che lascia dopo ben cinque stagioni, in cui ha raccolto 264 presenze in campionato, realizzando 11 reti e collezionando 17 assist.

Così in campo la Sampdoria alla ripresa del campionato

Barreto lascia la Sampdoria

Edgar Barreto ha deciso di dire addio alla Sampdoria con qualche mese di anticipo rispetto al termine della stagione. Il centrocampista paraguaiano non se l’è sentita di tornare in campo a causa dell’emergenza relativa al Coronavirus. Il giocatore ha spiegato i motivi della sua scelta, dicendosi ancora terrorizzato dalla Pandemia:

“Sono stato influenzato un paio di giorni, un po’ di pesantezza agli occhi, poi stop. Però la mia grande paura era di trasmetterlo alla mia famiglia. Il COVID-19 poi ha fatto un casino. E anche adesso, non me la sentirei di rischiare. In tanti dicono che una volta passato uno resta immune. Ma non ci sono certezze. Anche nel nostro spogliatoio a qualcuno è capitato di guarire e poi risultate di nuovo positivo. Riprendere a giocare significa anche andare in trasferta, viaggiare, dormire in albergo, incontrare persone. E per quante precauzioni tu possa prendere, non puoi mai sentirti al sicuro. Ai calciatori fanno fare tanti tamponi, test, poi in campo sui calci d’angolo devi marcare a uomo. Per me era meglio finire il campionato. E se giocassi e dovessi riprendere il 20 giugno non so se me la sentirei”

Il pensiero di molti

Pallone calcio

L’ormai ex centrocampista della Sampdoria ha sottolineato come non sia l’unico ad avere timore per tornare in campo. Al momento, però, il centrocampista paraguaiano è l’unico ad aver deciso di rescindere il contratto:

“Parlo per me, ma penso di non essere l’unico a pensarla così. Riprendendo a giocare i calciatori vanno incontro a rischi per la salute, loro e delle loro famiglie. Se poi non parti focalizzato al 100% sul campionato, ma hai altri pensieri, puoi farti male o non rendere al meglio. Senza tralasciare che i tifosi sono l’essenza del calcio. Giocare a porte chiuse è triste”.

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