Juventus, Allegri: ‘Addio decisione della società. Rapporto ottimo con la dirigenza’

    Il tecnico ha spiegato in conferenza stampa i motivi che lo hanno portato al divorzio con la Juventus, ringraziando la squadra e i dirigenti

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    Pronostico Manchester United-Juventus

    Vigilia di campionato in casa Juventus, che domani affronterà l’Atalanta nel posticipo della trentasettesima giornata di campionato. I bianconeri sono già campioni d’Italia e hanno cominciato a pianificare il futuro. Una vigilia scossa dalla notizia dell’addio di Massimiliano Allegri, ufficializzata nella giornata di ieri. Per questo motivo la conferenza stampa di quest’oggi è stata inedita, con la presenza anche del presidente, Andrea Agnelli.

    Qui è possibile leggere le parole di Agnelli

    Juventus, la conferenza stampa di Allegri

    Questi tutti i temi trattati dal tecnico della Juventus, Massimiliano Allegri, in conferenza stampa alla vigilia del match contro l’Atalanta:

    Ringraziamenti: “Per prima cosa voglio ringraziare il presidente e i ragazzi (voce rotta dall’emozione ndr), per quello che hanno fatto e mi hanno dato. Ci siamo tolti tante soddisfazioni e lascio una squadra vincente che ha grandi possibilità per fare altre vittorie e una grandissima Champions”.

    Fine di un ciclo: “Ci siamo parlati per il bene della Juventus e la società poi ha fatto le sue valutazione. I rapporti con Agnelli, Nedved e Paratici sono ottimi, non cambia niente. Qui ho trovato una società ben organizzata, cito anche Marotta. Questo era il momento per lasciarsi nel migliore dei modi. Lascio una società con un presidente straordinario, Fabio e Pavel stanno crescendo ancora. Voglio ringraziare anche Barzagli che lascia il calcio, un vero professore della difesa. Domani dovrà essere una vera festa”.

    Come vive questa situazione: “Serenamente. Nei rapporti professionali ci si può sempre dividere, è fisiologico. Ho letto tante cose, le mie richieste alla società, ma non siamo neanche arrivati a parlare di questo. Abbiamo capito prima che era arrivato il momento di lasciarci. Ci siamo incontrati due volte e poi è stata presa la decisione: tutto è stato molto più semplice di quello che sembra. Siamo orgogliosi dei 5 anni straordinari che abbiamo passato insieme. Sono contento ed emozionato di aver allenato questa squadra”.

    Il gioco e il ruolo di manager

    Le critiche sul bel gioco: “Ci sono stati tanti dibattiti ma alla fine di tutto la cosa che conta è centrare gli obiettivi. Abbiamo portato a casa campionato e Supercoppa, giocare bene o male non importa, l’importante è portare a casa i risultati. Un allenatore deve analizzare la prestazione più del risultato ma molto spesso è proprio il risultato a cambiare le opinioni. Uscire dal campo pensando di aver giocato bene ma non aver vinto non fa per me, a calcio bisogna vincere le partite. A Cagliari ho iniziato facendo zero punti in cinque partite, non giocavamo male ma i risultati non c’erano. Anche difendere non è vergogna, La partita che abbiamo giocato a Cardiff l’abbiamo persa perché il Real Madrid ha difeso meglio di noi. Non ho ancora capito cosa significhi giocare bene, qualcuno deve spiegarmelo. In tutti i ruoli ci sono delle categorie, c’è chi vince e chi perde. Se uno non vince mai ci sarà un motivo, no? Non si può andare avanti solo con la teoria, c’è un mestiere da fare. Guardiamo Cellino: col Cagliari non è mai retrocesso, a Brescia ha riportato la squadra in A in un solo anno. È più bravo degli altri”.

    Se va via perché non può fare il manager: “Assolutamente no, sono sempre stato coinvolto dalla società in tutto. Dai programmi societari al livello tecnico dei giocatori. Sono un allenatore aziendalista, ma non perché sono uno yes man, non è così. Un tecnico deve conoscere tutte le problematiche che la società ha. A me questo piace molto, magari quando smetterò avrò un ruolo dirigenziale, mi ha sempre appassionato”.

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