La luce dopo le tenebre: l’Italia di Mancini ha riscoperto la voglia di giocare

    La Nazionale di Roberto Mancini è partita col piede giusto nelle qualificazioni agli Europei del 2020, col ct azzurro che ha puntato tutto sui giovani

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    Non era così facile e scontato. Arrivare dopo un ‘disastro’ calcistico come quello che ha travolto l’Italia a novembre del 2017 non qualificandosi ai Mondiali di Russia. Il punto più basso toccato dal calcio italiano dopo 60 anni, un’onta comunque incacellabile per tutti ‘quei’ protagonisti. E così Roberto Mancini ha dovuto ricostruire praticamente tutto, anche se il commissario tecnico della Nazionale ha mostrato sempre tanta fiducia. Per il suo progetto, il ‘Mancio’ ha deciso di puntare su una squadra giovane e ‘sbarazzina’, capace di ridare entusiasmo ad un ambiente in preda alla depressione.

    Età media bassa e futuro assicurato

    Gioco palla a terra e idea costante che solo così si può ottenere il risultato. Si intravedono trame e voglia di non ‘buttare’ mai il pallone. E con una età media di soli 26 anni, Mancini non ha avuto paura a lanciare una miriade di giovani nel nuovo corso della Nazionale Azzurra. Da Donnarumma a Zaniolo, da Barella a Kean, passando per Sensi e Chiesa. Gioventù al comando, con qualche inevitabile tocco di esperienza come quella data attualmente dai vari Bonucci, Chiellini e Quagliarella. Ma la base è molto giovane, senza contare che giocatori come Romagnoli, Verratti e Bernardeschi hanno tra i 24 e i 26 anni.

    Roberto Mancini ha già vinto la sua prima ‘battaglia’, usare i giovani come nessuno ha mai provato a fare: “Abbiamo vinto per decenni pensando solo al risultato finale, da noi è più importante di come si arriva a vincere – ha commentato il commissario tecnico -. Oggi il calcio è cambiato, se non giochi bene non vinci con continuità. Spazio ai giovani? La Nazionale può fare tanto per il movimento calcistico italiano, anche chiamare ragazzi che nessuno conosce o giocano nelle serie inferiori può essere d’aiuto. Credo che i giocatori bravi e giovani da noi ci siano sempre stati – ha raccontato a Esquire -, anche nei momenti più difficili. Ce n’erano e si poteva provare a fare qualcosa di diverso. Ai miei tempi i giocatori di 20 anni avevano già 150 presenze in prima squadra, ora c’è bisogno che giochino di più”.

    Finlandia ko, Kean subito protagonista

    Nella vittoria per 2-0 contro la Finlandia, all’esordio nelle qualificazioni agli Europei del 2020, l’Italia ha messo in mostra un Moise Kean in grande spolvero. Con la rete del raddoppio al 74′, Kean è diventato il secondo marcatore più giovane nella storia dell’Italia: 19 anni e 1 mese, dopo Bruno Nicolè con 18 anni e 9 mesi. E anche il primo millennial, classe 2000, a segnare per la Nazionale.

    L’attaccante della Juventus tiene comunque i piedi per terra. “Mi faccio sempre trovare pronto e mi alleno con continuità. Sono molto contento, è un motivo in più per lavorare. Sono pronto a battere diversi record. Accanto a Cristiano Ronaldo puoi solo imparare. Ho trovato motivazioni dopo la comunicazione del mister che giocavo titolare, Ciro (Immobile, ndr) poi mi ha dato una grande palla. Dove mi mette il mister io gioco, ho fatto un buon movimento e ho segnato. Il primo gol è davvero emozionante”.

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