16 Ottobre 2026
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Alcaraz conquista il titolo a Tokyo, Djokovic padrone assoluto a Pechino

Alcaraz trionfa all’ATP 500 di Tokyo, confermando il suo definitivo ritorno ai livelli d’élite, Djokovic ruggisce all’ATP 500 di Pechino

Stadio Tennis

La stagione del tennis, nel giorno dell’annuncio di Sinner sul proprio forfait in questo finale di 2026, entra nella sua fase decisiva e regala due immagini destinate a rimanere impresse: Carlos Alcaraz torna a sollevare un trofeo a Tokyo, mentre Novak Djokovic conquista per la settima volta il China Open di Pechino. Due vittorie diverse per modalità e significato, ma accomunate dalla capacità dei due campioni di trovare ancora una volta la strada per imporsi nei momenti importanti.

A Tokyo, Alcaraz ha difeso il titolo conquistato un anno fa battendo in finale il ceco Jiri Lehecka con il punteggio di 7-6(4), 6-4. Per lo spagnolo si tratta del primo titolo dopo il lungo stop causato dall’infortunio al polso e del 27° trofeo della carriera. Il successo arriva inoltre al suo secondo torneo dopo il rientro e rappresenta una risposta importante alle inevitabili incertezze che avevano accompagnato il suo ritorno nel circuito.

A Pechino, invece, Novak Djokovic ha conquistato il 102° titolo ATP della carriera. La finale contro Alex de Minaur si è conclusa con il ritiro dell’australiano per un problema fisico, arrivato quando il serbo era avanti 7-6(3), 1-0. Un epilogo certamente particolare, ma che non cancella una settimana straordinaria per Djokovic, capace di mantenere intatto il suo incredibile record nella capitale cinese: 34 vittorie in altrettante partite disputate.

Alcaraz, il ritorno del campione

Il trionfo di Tokyo ha un valore particolare per Carlos Alcaraz. Il ventitreenne spagnolo arrivava al Japan Open con ancora qualche interrogativo sulla propria condizione, dopo un’assenza di quasi cinque mesi legata al problema al polso. Il rientro era già avvenuto agli US Open, ma a Tokyo è arrivato il primo vero acuto della nuova fase della sua carriera.

Il percorso verso la finale non è stato semplice. In semifinale Alcaraz aveva dovuto rimontare il connazionale Jaume Munar, perdendo il primo set 7-5 prima di cambiare marcia e imporsi 6-3, 6-1. Un’altra dimostrazione della capacità dello spagnolo di reagire alle difficoltà e di modificare il proprio tennis durante la partita.

Anche la finale contro Lehecka ha richiesto pazienza. Alcaraz ha iniziato con qualche difficoltà, perdendo immediatamente il servizio, ma è riuscito a rientrare nel set e a portarlo al tie-break. Qui lo spagnolo ha fatto valere la maggiore esperienza nei punti decisivi, chiudendo 7-4. Nel secondo parziale è arrivato il break decisivo sul 4-3, prima della chiusura sul 6-4.

Non è stato, come ha ammesso lo stesso Alcaraz, il suo miglior torneo dal punto di vista del livello espresso. Ma proprio questo rende ancora più significativo il successo: il campione spagnolo ha trovato soluzioni anche quando il suo tennis non era ancora quello dei giorni migliori. La vittoria di Tokyo gli permette inoltre di diventare il primo giocatore dopo Pete Sampras, nel 1993 e 1994, a conquistare il titolo giapponese per due anni consecutivi.

Djokovic, la leggenda continua

Se Alcaraz rappresenta il presente e il futuro del tennis, Novak Djokovic continua a dimostrare che il tempo, almeno nel suo caso, sembra scorrere a una velocità diversa.

A 39 anni, il serbo ha conquistato il China Open per la settima volta, mantenendo un bilancio perfetto a Pechino: 34 partite disputate e 34 vittorie. È anche il primo titolo della sua stagione e il 102° della sua carriera, a una sola lunghezza dai 103 trofei conquistati da Roger Federer.

La finale contro De Minaur è stata combattuta soprattutto nel primo set. Djokovic ha avuto occasioni per strappare il servizio all’australiano, ma il parziale è arrivato al tie-break, dove il serbo ha imposto la propria esperienza e si è imposto 7-3. De Minaur ha poi iniziato il secondo set, ma dopo un solo game è stato costretto al ritiro a causa di un problema fisico.

Il cammino di Djokovic verso il titolo era stato tutt’altro che lineare. In semifinale aveva beneficiato della clamorosa squalifica di Daniil Medvedev, arrivata quando il serbo era avanti 7-5, 5-3. Il russo aveva colpito una pallina verso il pubblico dopo aver perso un punto, finendo per colpire uno spettatore.

Anche per questo il successo di Pechino va letto soprattutto nel quadro complessivo della settimana: Djokovic ha dimostrato ancora una volta di sapere gestire le difficoltà e di riuscire a trovare il modo di arrivare fino in fondo.

Due generazioni, la stessa fame

Tokyo e Pechino consegnano dunque due fotografie molto diverse ma ugualmente significative. Alcaraz ha 23 anni e sta cercando di ritrovare la continuità e il livello che lo avevano portato ai vertici prima dell’infortunio. Djokovic, a 39 anni, continua invece ad allungare una carriera già entrata nella leggenda.

Il dato più curioso è che entrambi hanno vinto senza necessariamente giocare il loro miglior tennis. Alcaraz ha dovuto superare diversi momenti complicati prima di battere Lehecka, mentre Djokovic ha beneficiato di un finale anticipato contro De Minaur. Ma nel tennis di vertice conta anche questo: saper vincere quando la giornata non è perfetta.

Per Alcaraz, il successo di Tokyo può rappresentare il punto di partenza verso un finale di stagione da protagonista. Per Djokovic, invece, il settimo trionfo a Pechino aggiunge un altro capitolo a una storia che sembra non voler finire.

E mentre il circuito si sposta verso Shanghai, con il Masters 1000 cinese pronto a riunire nuovamente gran parte dei migliori giocatori del mondo, le due vittorie di Tokyo e Pechino lanciano un messaggio chiaro: Alcaraz è tornato a vincere, Djokovic continua a vincere. E il tennis mondiale può ancora contare su entrambi.

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