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Milan, Mirabelli: ‘Abbiamo detto no a Ibra. Avevamo preso Cristiano Ronaldo’

La gestione Fassone-Mirabelli non sarà ricordata come quella più vincente della storia del Milan, ma sicuramente come una delle più dispendiose. L’ex amministratore delegato e l’ex direttore sportivo, infatti, lo scorso anno hanno fatto una campagna acquisti imponente, da oltre 200 milioni di euro. Nonostante gli investimenti, però, la squadra rossonera non è andata oltre il sesto posto e in estate c’è stato il terremoto societario, con l’addio dei cinesi e l’arrivo della nuova proprietà. Con Elliot, dunque, c’è stato anche un cambiamento a livello dirigenziale e l’addio di Fassone e Mirabelli, che hanno lasciato posto a MaldiniLeonardo.

Ex Milan, le confessioni di Mirabelli

L’ex direttore sportivo del Milan, Massimiliano Mirabelli, si è confessato ai microfoni di Sportitalia, svelando anche alcuni retroscena di mercato. Questi tutti i temi trattati:

Su Montella: “Arrivammo il 16 di aprile, nel derby contro l’Inter, e abbiamo finito la stagione, una stagione complicata, con Montella che aveva fatto un buon lavoro. Secondo me meritava una chance di guidare ancora i rossoneri. Poi col senno del poi è facile dire che abbiamo sbagliato, ma allora meritava di rimanere. Ci abbiamo pensato tanto su questa scelta, non abbiamo deciso in pochi minuti”.

Su Conte: “Abbiamo ascoltato anche lui, abbiamo parlato direttamente. Una chiacchierata che però poi non è sfociata in nulla”.

Il rapporto con Fassone: “Devo dire grazie a lui come a tutti coloro con cui ho lavorato in tutte le categorie. Non sono arrivato per caso al Milan, se poi per qualcuno la gavetta è una cosa negativa allora non posso farci nulla. A volte la stampa dà delle etichette a prescindere, ma credo che sia importante fare tutti i passi fino all’università”.

La campagna acquisti: “Anche la Juventus di Marotta e Paratici ebbe bisogno di più di un mercato per fare quello che hanno poi fatto. Non credo che l’acquisto di Bonucci possa considerarsi un flop. Lui era convinto di venire al Milan quando lo contattai e non so poi cosa sia successo dopo che me ne sono andato. La situazione allora era un pò particolare, lui non si trovava bene alla Juve e noi cogliemmo l’opportunità”.

Su André Silva: “Porterà una plusvalenza importante alle casse del Milan. Il club andava ringiovanito e ricostruito con un certo senso e noi abbiamo lavorato in questo senso prendendo giocatori di prospettiva a cui serviva tempo per mostrare le loro qualità in un ambiente difficile come quello rossonero, dove le aspettative sono tante. Credo che siano giocatori che possono costituire una base importante per il futuro e mi spiace che Silva non sia rimasto perché sono certo che avrà un futuro importante”.

Il rapporto con Raiola: “Non c’è un odio o una guerra fra di noi, ognuno cercava di tutelare i propri interessi. Mino probabilmente era abituato in maniera diversa dai miei predecessori. Ricordiamo che Donnarumma non aveva rinnovato col Milan prima del mio arrivo nonostante gli ottimi rapporti coi rossoneri, fu un’estate molto calda e impegnativa che però alla fine ha portato al prolungamento del portiere senza dare a Raiola i 30-40 milioni di euro di commissione. I toni a volte sono stati abbastanza accesi”.

La fascia a Bonucci: “Si è trattato di un errore non perché lui sia un cattivo ragazzo, ma perché c’erano altri con maggiore storia rossonera che la meritavano”.

Il rapporto con Ausilio: “Professionalmente la nostra storia è finita, non ha gradito il mio passaggio al Milan. Poi a livello personale ci sentiamo e vediamo”.

La scelta Gattuso: “Sono stato orgoglioso di aver fatto questa scelta per la professionalità, la serietà e l’amore che lui e il suo staff mettono in questo lavoro. La società cinese non era d’accordo perché pensava che da fuori sarebbe sembrato un ridimensionamento, ma gli spiegai che per me l’allenatore del futuro è Rino. Anche lui paga il fatto di aver fatto gavetta in Grecia, in Serie C e B e per me questo è positivo. Molti vogliono iniziare dall’università, mentre lui ha iniziato dal basso per poi arrivarci”.

Su Fabregas e Paquetà: “Cesc l’avevamo trattato anche noi, non so se lo prenderanno, ma è un grande giocatore. Paquetà è un giocatore di un buon talento, ma non avrei fatto un grande investimento per lui”.

Capitolo Ibrahimovic, Ronaldo e attaccanti

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Mirabelli ha parlato anche di altre trattative suggestive:

Su Cristiano Ronaldo: “Era un’operazione che ci era venuta in mente e sottotraccia ne parlammo con Jorge Mendes. Sapevamo che poteva avere problemi al Real. Parlammo anche di ingaggio e facemmo tutto, ma poi la proprietà cinese bloccò l’affare perché non era sostenibile. Con la proprietà di oggi CR7 sarebbe stato rossonero”.

Il grande colpo in attacco: “Da anni è risaputo il rapporto con Aubameyang, ci siamo visti più volte e lui era il mio unico obiettivo per l’attacco anche se il Dortmund chiedeva tanto. Mentre lavoravo per portarlo a Milano dovevo sentire anche le richieste del tecnico che riteneva Kalinic come prima scelta. Era una trattativa difficile quella per il gabonese e sono intercorse altre trattative che poi hanno portato alla squadra che abbiamo costruito senza lasciare nulla da pagare perché quella proprietà ha pagato tutto quello che dovevamo. Noi trattavamo 4 attaccanti che erano Benzema, Morata, Higuain e Immobile”.

No ad Ibrahimovic: “Scaldare il cuore dei tifosi con un grande campione che ha vestito la maglia rossonera è sbagliato. Ce lo offrirono anche a noi e dicemmo di no perché il Milan ha la necessità di acquistare giocatori per un nuovo ciclo e Ibrahimovic nonostante sia un campione a livello anagrafico non rientra in quest’ottica”.

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